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  • GiustaDiSale

SOCIAL SPOCCHIOSI


Meno contano e più se la tirano. Prendete i messaggi inviati sul telefonino e quelli che a distanza di giorni continuano a non filarti. Più i destinatari sono ‘importanti’ e seriamente impegnati, più celere e puntuale è invece la loro risposta.


Ovvio, il concetto di importante oscilla scosso da molte variabili, non ultimo il bisogno contingente: se hai un tubo rotto il tuo idraulico è una priorità mentre se ti investe un ascesso il dentista assurge al rango di divinità. Anche voi, ne sono certa, avete a che fare con gli stitici delle risposte. E sono sempre persone un po’ grigie, convinte però di portare a spasso il profumo della indispensabilità. La loro frase preferita è «Non ho un minuto». Manco lavorassero ai lanci spaziali con Richard Branson, Jeff Bezos ed Elon Musk.


Già, i lanci spaziali. Non posso non pensare a Denis. È il 1957, i sovietici hanno appena annunciato il lancio dello Sputnik. Denis Cox è uno scolaro australiano che vorrebbe che anche il suo Paese partecipi alla corsa spaziale. Prende carta e penna e invia una lettera ‘urgente’ indirizzata a «uno scienziato di prim’ordine» – alla base missilistica dell’Aeronautica militare di Woomera. Contiene il rudimentale progetto di un razzo spaziale, con tanto di istruzioni perché gli ingegneri inseriscano altri dettagli. Verrà presa in considerazione soltanto 52 anni dopo, grazie al clamore seguito alla sua pubblicazione sul sito degli Archivi nazionali australiani.


Nell’agosto del 2009 l’ormai attempato Denis riceve così una risposta dal coordinatore delle ricerche di Supersonica applicata del Dipartimento della Difesa australiana: «Voglio ringraziarla per la sua lettera da noi ricevuta il 20 aprile 1957. Mi scuso per la tardiva risposta. Come può capire avendo lei richiesto uno scienziato di prim’ordine, c’è voluto un po’ di tempo perché la sua lettera arrivasse a me. Credo che l’affermazione più interessante contenuta nella sua lettera sia “inserite voi altri dettagli”. Lasciando, a chi di dovere, la libertà di operare al meglio, lei ha dimo- strato di avere i numeri per essere un ottimo responsabile di progettazione. Sono orgoglioso di informarla che questi aerei porteranno un contrassegno australiano come lei ci ha suggerito. Spero solo che realizzeremo un lavoro sufficientemente ben fatto e degno dell’ispirazione, dei sogni e delle speranze che ci ha trasmesso con la sua lettera così tanti anni fa». Beh, ora vado. Devo proporre due ideuzze in un bel messaggino a Musk, visto che nello spazio non c’è ancora andato.



Articolo uscito su La Ragione pag.8, venerdì 30 luglio





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