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  • GiustaDiSale

RESILIENZA E STO(P)

Aggiornamento: 17 mag 2021

Sul tavolo qualche buccia di mandarino, schegge di torrone e un centrotavola che per realizzarlo ci hai impiegato almeno tre giorni.

E mentre si parla di politica, del vicino di casa e dell’ultimo libro che tutti hanno letto, e le considerazioni scivolano lungo la cera delle candele rosse - del suddetto centrotavola - il Natale si è nascosto proprio dietro il pizzo di quella carta girata e coperta dalle mani.

Due euro e sto. Ti esce detto con una sfacciataggine e una sicurezza che solo quando giochi a Sette e mezzo ti viene. Non si capisce bene come funzioni questa cosa qua. Ma quando si annuncia la puntata, pochi spicci suonano come fossero cifre da capogiro.


Alcuni sostengono sia il potere inebriante del profumo di cannella e chiodi di garofano che aleggia per le case, quando fuori il gelo ha conquistato tutto.

Fatto sta che con la stessa sensazione, il medesimo tono di voce e - se volete - pari postura, sono pronta ad essere impopolare in un maggio inoltrato, con fiori che promettono primavera. C’è una parola.


Abusata, stropicciata, lisa tanto pronunciata, scarnificata dal suo potere perché ormai divenuta una moda. Mortificata dalla prosopopea di chi la pronuncia senza averne colto ancora l’etimologia. Te la ritrovi in bocca, non sai bene se l’hai scelta, non sei nemmeno certo di quello che dici.

Che peccato, eppure non era male.

A me, ultimamente, la parola RESILIENZA fa venire l’orticaria.

Due euro e sto.

E se invece di resilienza parlassimo di aggiustare?

Perché non mi posso rompere, perché non posso sputare polvere e sentire quanto sia duro il suolo dopo una caduta?

Perché devo piegarmi senza spezzarmi così da poter tornare alla mia forma “di prima”.

Non si torna mai alla forma di prima. Anche tra cinque minuti, milioni di cose saranno cambiate nel mondo e nel mio corpo.


Quindi? Pare quasi una colpa essere fragili. Prendersi del tempo per guarire le ferite. Per incollare i cocci.

Ecco, forse allora è il tempo la chiave.


Ma ditemi voi, anche fosse la parola più bella del mondo, ormai è come una bella donna di cui parlano tutti. Parlano in troppi. E se togli fascino alle parole, queste devono andare per un po’ in vacanza.


C’è un posticino al caldo dove tutte le parole ormai distrutte e svuotate si dilettano tra golf, piscina e partite a scacchi. Alcune fanno yoga e seguono corsi di scrittura.


Stanno lì per un po’. Poi quando tornano, ormai dimenticate dai più, sono così potenti, rilassate e brillanti che se le pronunci già va tutto un po’ meglio.


Si sono prese insomma “il loro tempo”.

Due euro e sto.

LM


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